Sinibaldi di Radio3 a Presente Prossimo: "Nella cultura sono saltate muraglie".
Chi critica l'italiano scorretto dei giovani commette un errore sulla realtà.
Marino Sinibaldi, direttore di Rai
Radio 3, è stato ospite sabato 25 Febbraio al festival Presente
Prossimo: ha dialogato all'auditorium di Ranica con Fabio Cleto sul
tema della cultura.
In una congiuntura storica come la
nostra, intrisa fino all'osso di cambiamenti epocali, non si poteva
non prestare attenzione al protagonista indiscusso di tali
trasformazioni: il web.
Quali sono gli effetti della
digitalizzazione della cultura?
“Sono saltate delle muraglie, quelle
che prima si frapponevano fra le persone e l'oggetto culturale del
loro desiderio: si può ascoltare un brano di Mozart senza avere uno
zio collezionista, oppure i libri che diventano famosi non sono più
solo quelli scelti dalla terza pagina del Corriere della Sera come
avveniva in passato e, questi sono dei seri problemi, si arriva fino
alla violazione dei diritti d'autore e alla distruzione di carriere.
Ma i problemi posti dall'abbondanza sono meglio di quelli posti dalla
scarsità. Il nostro secolo è caratterizzato, grazie a questo
allargamento del mondo che si è prodotto con internet,
dall'abbondanza di cultura. È possibile seguire le nostre passioni
fino all'ossessione, grazie ai gruppi e alle comunità che si trovano
in rete.”
“Però tutto ciò produce
smarrimento. Ad esempio se parlo ai miei studenti di cinema, loro non
sanno chi sia Woody Allen” replica Fabio Cleto. “Non c'è oggi,
proprio a causa della rottura delle barriere culturali, una rinnovata
necessità di figure guida? Di mediatori nella cultura?”
“Ogni epoca in cui c'è stato un
cambiamento importante ha vissuto uno smarrimento. Basti pensare alla
scoperta dell'America, in concomitanza della quale, guarda caso, sono
saltati tutti gli equilibri in Europa. Anche le innovazioni prodotte
dalla tecnologia prima e dopo la prima guerra mondiale, l'automobile,
il telegrafo, la radiotelegrafia, la radiofonia e poi la televisione,
sono solo alcuni fra gli elementi che hanno sconvolto la nostra
società.”
Non per questo è lecito guardare con
nostalgia ai tempi passati. I nostalgici dell'italiano corretto?
“Beh, penso che quei professori
che hanno denunciato il cattivo italiano dei giovani d'oggi abbiano
dimostrato un pregiudizio del tutto singolare rispetto alla realtà.
A tutte le generazioni è stato detto dalla generazione più
anziana, depositaria di un sapere elitario e istituzionalizzato, che
si stava distruggendo la lingua italiana, ma a questo punto viene da
chiedersi se il vero italiano corretto non sia da ultimo quello di
Dante! Idem per coloro che ritengono che i giovani stanno perdendo la
concentrazione e la memoria a causa dei tablet e dei cellulari. Siamo
all'interno di un tema enorme che è quello del rapporto fra le
generazioni, in questo caso è lecito usare la parola, anche se la
odio a morte.”
E' lo stesso per quanto si dice della
crisi dei giornali?

“Le notizie le leggo sulla carta,
perchè ha una organizzazione del mondo che mi è più congeniale,
essendo cresciuto nell'epoca dei quotidiani, ma credo che non ci sarà
molto futuro per la carta stampata. E se questo suscita in noi
un'idea di decadenza, non dobbiamo dimenticare (e la cultura talvolta
serve proprio a non dimenticare) che i giornali a loro volta sono
stati una novità che ha impiegato centocinquant'anni ad affermasi.
La gente in particolare non capiva perchè dovesse accadere qualcosa
di importante ogni giorno. Avere un atteggiamento nostalgico ci
impedisce di vedere le sfide che abbiamo di fronte a noi e ci
impedisce di vedere anche i veri pericoli.”
Mi viene in mente, ad esempio, che su
internet si tende ad avere una lettura sbrigativa.
“L'online e la gratuità delle
notizie rischiano di abbassare le nostre pretese sulla qualità
dell'informazione: è un grosso rischio. Il Washington Post ha svolto
un inchiesta non molto tempo fa su quanto a lungo il lettore si
soffermasse su una pagina online ed è risultato che più della metà
abbandonano la pagina prima di aver finito di leggere l'articolo.”
Questo è indice di una mala
informazione? O è solo un dato di fatto che dobbiamo prendere senza
giudizio nostalgico?
Ai lettori la risposta.